A cura di Alina Pasquariello, volontaria SCU 2025/26

Fontanarosa, piccolo centro dell’Irpinia in provincia di Avellino, custodisce una storia antica, intrecciata alle sue radici rurali e arricchita da testimonianze artistiche e religiose che ne hanno definito l’identità nel corso dei secoli.

Le sue radici affondano tra età antica e medievale. Fontanarosa ha un legame stretto con la città sannitica di Aeclanum, un importante centro amministrativo e commerciale lungo la Via Appia. Quando Aeclanum fu gravemente danneggiata da guerre e terremoti, molti dei suoi abitanti si spostarono nelle zone limitrofe, contribuendo alla fondazione di nuovi insediamenti, tra cui proprio Fontanarosa. 

La fondazione del borgo è comunemente collocata tra il VII e l’VIII secolo d.C., nel periodo longobardo.  Nel corso dei secoli passò sotto il dominio di varie famiglie nobiliari: i Fontanarosa (da cui prese il nome), i Gesualdo, i Ludovisio e infine i Tocco di Montemiletto. 

Secondo fonti locali, il nome “Fontanarosa” deriverebbe non solo dalla famiglia feudale, ma anche da una sorgente “rossastra” (una fontana in un roseto) che in tempi remoti caratterizzava il territorio. 

Nel Medioevo e nei secoli successivi il borgo consolidò la propria struttura urbana e sociale: la feudalità, l’agricoltura e l’artigianato furono attività fondamentali per la vita locale.

Nel Settecento, Fontanarosa attraversò un periodo di stagnazione economica e culturale, non estraneo alle vicende del Regno delle Due Sicilie e alle politiche borboniche che non sempre favorirono lo sviluppo nei centri interni dell’Appennino. 

Nel Novecento, come buona parte dell’Irpinia, il territorio subì il colpo del terremoto del 1980, che devastò vaste aree. La comunità locale, però, affrontò il terremoto con determinazione, dedicandosi alla ricostruzione e alla rivitalizzazione culturale del borgo.

La tradizione più nota e spettacolare che lega Fontanarosa al suo popolo e al territorio è la “tirata del Carro”, manifestazione religiosa-folcloristica che si svolge ogni anno il 14 agosto, in onore di Maria Santissima della Misericordia. 

Il “Carro”, un maestoso obelisco alto circa 28 metri, è costruito in legno su un carro agricolo tradizionale (il “carrettone”) trainato da due coppie di buoi.  L’intera struttura è rivestita con pannelli decorativi in paglia intrecciata, modellata a colonne, guglie e motivi ornamentali, secondo tradizioni antichissime. 

La costruzione richiede mesi di preparazione: dalla scelta della paglia migliore durante la mietitura all’intreccio delle parti decorative, fino al montaggio dell’ossatura in legno, dell’innalzamento della cupola e del completamento dei registri superiori. 

Durante la tirata, centinaia di “funaioli” (persone che tengono le corde di sostegno), accompagnano il Carro lungo le vie del borgo.

È un rito che unisce devozione e folklore, memoria e speranza. Anche il fenomeno della diaspora – persone originarie di Fontanarosa che vivono altrove – tornano ogni anno per rivivere quel momento, rafforzando il legame col paese natio. 

Un’altra espressione artistica che arricchisce il patrimonio culturale del borgo è l’arte presepiale di Fontanarosa. Le sue origini risalgono al XIX secolo, grazie all’impegno di Don Gennaro Penta, che importò statuine da Napoli e diede vita a un presepe monumentale di grande rilievo. 

Nel tempo il presepe fu considerato “Monumento Nazionale” per la sua unicità. Alcune sue parti furono esposte a Roma, in occasione del Giubileo del 1950.   Dopo un periodo di abbandono compreso anche il tragico furto di alcune statue negli anni Trenta, la comunità locale avviò negli anni ’80 la ricostruzione del presepe e il recupero della tradizione.  Oggi, durante il periodo natalizio, il presepe è esposto presso il Santuario di Maria Santissima della Misericordia. 

A Fontanarosa riveste un ruolo centrale anche il rapporto con la pietra locale, in particolare la breccia irpina, una pietra caratteristica delle cave locali che è da sempre impiegata nell’edilizia e nell’artigianato del borgo.   Le maestranze locali, nel corso dei secoli, hanno sviluppato tecniche e stili nella lavorazione della pietra che si possono ammirare ancora nelle chiese, portali, edifici storici e dettagli architettonici del centro. 

Fontanarosa è un luogo che unisce arte, fede, memoria e resilienza non è soltanto un luogo da raccontare, ma soprattutto da vivere. Le sue radici affondano in una storia millenaria che ancora oggi si respira nelle strade del borgo, nelle chiese, nelle pietre lavorate con maestria e nelle tradizioni che ogni anno si rinnovano con orgoglio. Un paese che, pur piccolo, sa offrire a chi lo scopre l’autenticità e la bellezza dell’Irpinia più vera.

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